Istituto Alfred Adler di Milano

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Non c’è psicoterapia se non nel segno della speranza

Non basta soltanto la tecnica e la routine diagnostica per incoraggiare, in quanto il paziente è soprattutto una persona, non soltanto un caso clinico.

2013-01-28 09-16-34 256

Incoraggiare significa armonizzarsi con le intermittenze del cuore e della mente del paziente in sinfonie di ritmi condivisi, unici e, quindi, irripetibili.

Lincoraggiamento empatico adleriano implica un:

- Saper danzare col paziente. In questo caso, è necessario essere un bravo ballerino.

- Saper conversare col paziente. Il saper conversare è già un atto di cooperazione (con-versus= rivolto versus l’altro da Se, che rappresenta la differenza, la diversità, l’alterità), in quanto presuppone l’adozione immedesimativa, seppure momentanea, degli scopi altrui.

- Sapere accendere molte stelle nel cielo oscuro della sofferenza, a volte, della follia del paziente. Il terapeuta lo guida, come un compagno di strada empaticamente presente, sincero e non intrusivo, nel cammino che lo porterà a incontrarsi con la realtà fittizia del proprio immaginario, attraverso percorsi dolorosi, invitandolo a guardare con un cannocchiale ciò che egli a occhio nudo e da solo non riesce a scorgere: la terapia diventa, quindi, una nuova esperienza, esplorativa ed emotivamente correttiva eil terapeuta, perciò, deve saper essere un “bravo astronomo”.

- Saper essere esperti romanzieri per riscrivere insieme al paziente la trama di una storia che si era smarrita in una “selva oscura”, creandone una nuova, quella della coppia paziente/terapeuta.

- Saper essere come Chirone, il guaritore-ferito, il centauro, mezzo uomo e mezzo cavallo, ferito inesorabilmente dalla freccia avvelenata di Eracle. Chirone, ogni giorno, prima di occuparsi come maestro dei propri allievi, Asclepio, padre della medicina, Achille, Eracle, curava le proprie ferite, per poi essere attivo, dinamico e presente al proprio ruolo di maestro e di guaritore; il mito del “guaritore-ferito” ci fa comprendere come sia indispensabile essere in grado di monitorare costantemente sia il transfert che il controtransfert sia l’intrapsichico che l’intersoggettivo, competenze acquisite attraverso un’accurata analisi personale e la supervisone.

Saper condividere creativamente nei vari contesti clinici i differenti ritmi vitali del paziente: basti pensare al ritmo del maniacale, che è differente dal ritmo del depresso, o al ritmo del borderline. Il paziente che si rivolge al terapeuta ha perduto il ritmo del sentire comune, del sentimento sociale, del sentirsi in sintonia armonica con l’altro da sé, con l’alterità, con la “differenza”.

- Saper imprimere ritmi di incoraggiamento/oscillazione “opportuni” ai bisogni del paziente assumendo, di volta in volta, distinti e svariati ruoli, non soltanto quello di padre o di madre. Il paziente può avvertire il bisogno di un terapeuta che ricopra il ruolo di avvocato che lo aiuti a difendersi o di testimone che assista a quanto egli sta vivendo o di pubblico ministero che contrasti il proprio punto di vista patogeno o di spazio mentale al cui interno egli possa finalmente esprimere liberamente, senza il pericolo di perdersi, il proprio dolore o di mezzo/strumento, del quale servirsi per appoggiarsi nel mentalizzare, nel pensare il proprio pensiero, nel parlare di sentimenti e di emozioni, o di antagonista che gli consenta disperimentare il punto di vista dell’altro da Sé o di terapeuta oggetto costante, continuo e coerente di contenimento, di affidabilità, in quanto sicura base di appoggio.

Saper, infine, essere un esperto riparatore di orologi, un competente orologiaio, che sappia aggiustare gli orologi interni, i metronomi interni sfasati dei pazienti: la persona che soffre sembra calibrata su ritmi temporali “fuori fase” rispetto al “senso comune”, al sentimento sociale.

L’incoraggiamento non si nutre solo di strategie, ma soprattutto di creatività, d’intuizione, di ritmo condiviso. Non c’è psicoterapia se non nel segno della speranza, sottolinea Eugenio Borgna. La psicoterapia rappresenta per il paziente il tentativo (forse l’ultima possibilità che egli si concede) di ricomposizione della base lacerata di comunicazione interindividuale attraverso un nuovo “legame d’attaccamento” sicuro con l’analista: la relazione empatica adleriana implica un’interazione intersoggettiva, interindividuale, implicita, duale, alchemica, altamente contagiosa, che comporta un incontro fra menti, ma soprattutto fra cuori.

Il terapeuta adleriano, quindi, in quanto soprattutto “riparatore di orologi sfasati” riesce a incoraggiare, sempre in bilico fra interpretazione ed esperienza emotiva correttiva, se all’interno del setting, attraverso un flusso biunivoco di risonanze cognitivo-emozionali, aiuta il paziente a recuperare in senso prospettico e creativo il “ritmo” smarrito della vita.

 

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